Un Pensiero A Parigi


Un Pensiero A Parigi Non credo si possano trovare parola abbastanza valide per descrivere quello che è successo a Parigi, anche perché tutto quello che succede in un paese europeo come la Francia, alla quale siamo legati veramente da tante cose, anche dai litigi, è una cosa che viene fatta anche a noi.
La morte di decine e decine e decine di persone, uccise dalle teste di cazzo terroriste islamiche, non può essere descritta con le solite banalità del razzismo o del buonismo che nonostante tutto vanno di moda così tanto in Italia. Già stamattina ho riempito di figurine l'album della cretinaggine partigiana, sia nelle pagine di destra, che in quelle di sinistra, con le figurine parigine. C'è chi dà la colpa a noi stessi, chi la dà a tutti gli arabi, nessuno che riesce ancora a fare una distinzione.
Brutta cosa il razzismo, ma anche brutta il voler proseguire una politica che non dà risultati solo perché se no si smentirebbe qualche ideale apprezzato in gioventù. Il problema è enorme, e non può essere risolto facilmente, ma almeno apprezzerei che, nel dubbio, quando si trova un probabile terrorista, quanto meno sia rimandato a casa e non lasciato girare tranquillamente in nome di inadatte al caso garanzie... è una guerra, non come la raccontava la Fallaci quando la vita ha iniziato ad essergli insostenibile, ma comunque una guerra.
La guerra non è come la raccontava proprio perché non si tratta di lottare contro miliardi di persone, ma contro qualche migliaio, che però hanno la possibilità di farci del male a casa nostra: con tutti gli altri si dialoga, con questi nessuna pietà, e fanculo se insieme a loro distruggi anche la loro famiglia.