Salami, Alitalia

Il Commissario Tecnico Della Nazionale Rip Renato Giussani

Secondo me c'è da fare festa per l'accordo Etihad con Alitalia. L'ultima azienda pubblica europea nel gruppo delle compagnie di bandiera, era una palla al piede talmente grande che era meglio tagliare il piede che tenerla ancora legata. Non ho mai avuto particolare simpatia per questa compagnia: poche volte ci ho volato, sempre non mi è piaciuta, e i pochi dipendenti della compagnia che ho conosciuto, se gli chiedevo come ci stavano, mi rispondevano "si lavora poco e si prendono un sacco di soldi".

Dopo le vicende del 2008, con cui Berlusconi per motivi elettorali decise di farci spendere non so quanto, forse un quattro miliardi, contro Prodi che era riuscito ad allontanarci da questo problema, la compagnia affidata ai "capitani coraggiosi" ha sempre avuto peggior sorte: attendo con grande trepidazione i resoconti finali dei loro conti, che, almeno ad un bischero come me, appaiono non così disastrosi come quelli della compagnia. Non ci sarebbe nulla di strano, visto che l'italianissima usanza di privatizzare i profitti e socializzare le perdite ha in questa vicenda uno dei probabilmente più fulgidi esempi. Sulla base di una irreale attenzione al lavoro italiano, siamo a sopravvalutare l'utilità e la necessità di una compagnia di bandiera che da vent'anni produce soltanto spese, ed è rinomata per la propria inferiorità rispetto a compagnie come le altre europee, mediorientali o asiatiche.

I sindacati però, che 6 anni fa lottavano contro la vendita ai francesi, ora sono contenti, e questo non è un buon segno: non indovinandone mai una, vedere una cosa che gli piace preoccupa sempre il mio portafogli.